Sì sta sottovalutando l'Isis eppure sono il pericolo più devastante che abbiamo alle porte tale da far impallidire perfino il nazismo e lo stalinismo, ma dopo tante guerre dissennate e strumentali , adesso l'occidente sta a guardare limitandosi a quasi inutili interventi aerei e sperando nelle qualita' guerriere di eserciti locali male armati e scarsamente addestrati, quando invece nessuna guerra sarebbe più giustificabile di questa contro la personificazione del male assoluto che si cela dietro le mentite spoglie del fanatismo religioso e che provoca fughe di massa , invasione di migranti in occidente e la distruzione di memoria storica e di ogni residua civiltà nei paesi che hanno occupato.
Viene da pensare che sia codardia di fronte ad un nemico spietato e questo ci renderebbe gia' di per se perdenti, oppure che sia interesse effimero di qualcuno stare alla finestra aspettando che lo stato islamico elimini del tutto la Siria di Assad, notoriamente alleato della Russia e che in questo caso sarebbe invece il nostro migliore alleato. Ma se il calcolo fosse questo sarebbe suicida perchè lo scopo dell'Isis nella sua delirante retorica e' quello di ripristinare il grande califfato che in passato occupava anche parte dell'Europa e anzi il suo sogno e' quello di occupare perfino Roma, simbolo della cristianita'.
Far finta che il grande esodo epocale degli immigrati che stiamo vivendo sia figlio di altre cause dimenticando la principale e come voler mettere la testa sotto la sabbia.
Le soluzioni proposte dalla Lega Nord del tipo " aiutiamoli a casa loro " sono tanto belle quanto demagogiche e volutamente ingenue considerando che il piu' dei paesi di provenienza sono sotto il controllo dello stato islamico o di feroci dittature con le quali e' ridicolo pensare di trattare alcunchè se non dopo averli annientati fisicamente, sarebbe stato come chiedere a Hitler di organizzare il controllo delle vie di fuga per gli ebrei in tempo guerra .
Mettiamocelo bene in testa, dopo le fantasie su Bin Laden, oggi ci troviamo davvero a dover affrontare un nemico che ci sta dichiarando guerra nei fatti anche senza i comunicati ambasciatoriali che si usavano in passato . Irak, Siria, libia , e domani Libano o Tunisia pronti poi per saltare in Europa, per portare terrorismo in casa nostra, dietro le nostre linee.
Bisogna colpirli prima che questo avvenga, solo cosi si potranno poi controllare i flussi migratori e solo cosi si aiuterebbero le genti a casa loro facendo rientrare i profughi in territori bonificati e controllati da chi vuole la pace e il benessere per quei popoli .
C'è da chiedersi quali interessi si celino dietro questo attendismo o è solo la notoria e cronica immobilita' dell'Europa che ingessa ogni decisione ? In attesa l'altra soluzione e' accogliere tutti sperando di non allevare una serpe in seno .
Il mito di prometeo incatenato per le sue false promesse fatte ai mortali e' stato liberato e ha pervaso di se le filosofie occidentali . Il mito della scienza e della tecnica e dell'eternita' hanno come contraltare il nichilismo . E' possibile un'altra filosofia ? E' possibile un mondo senza prometeo ?
mercoledì 2 settembre 2015
La guerra inderogabile
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venerdì 7 agosto 2015
GUFI CONTRO GAMBERI
Uno slogan ricorrente del governo italiano e’ la
parola “cambiamento “ coniugato nella
sua applicazione anche sotto il termine
“riforme” . Chi non si adegua , chi propone altre strade, viene tacciato per
immobilista o nel migliore dei casi per quello che vuole mettere i bastoni tra
le ruote .
Ma che significato ha la parola cambiamento nella sua
applicazione pratica se le riforme si rivelano in realta’ come restauratrici di
schemi preesistenti a quella che noi consideriamo societa’ civile e solidale ?
Se all’immobilismo si sostituisce una visione della societa’ che spesso e’
fotocopia di quella obsoleta che le generazioni del dopo guerra hanno
faticosamente riformato allora il cambiamento diventa smantellamento dei
diritti fondamentali di chi lavora come dipendente , al ritorno ad una visione
energetica che privilegia le fonti inquinanti , dal petrolio agli inceneritori
e ai fossili , una caparbia difesa dei privilegi delle caste , una cronica indifferenza verso il patrimonio
culturale, ambientale e paesaggistico , vera ricchezza dell’Italia e avanti di
questo passo .
“Cambiamento” significa tutto e il contrario di tutto : smantellare lo
stato sociale , le protezioni essenziali che una societa’ si e’ data per
difendere i diritti dei piu’ deboli , dai lavoratori dipendenti ai malati , alla
protezione verso l’ambiente in cui viviamo , e’ certamente un cambiamento, ma
dobbiamo chiederci in quale direzione ?
Certamente non in quella del progresso civile della societa’ .
Cambiare significa invece aumentare le garanzie e i
diritti sociali , cambiare significa prendere atto della necessita’ di uno
sviluppo sostenibile che punta sulla energia pulita, cambiare significa
smantellare i privilegi di qualsivoglia “casta ” quella politica in primis ,
cambiare significa debellare senza compromessi qualsiasi forma di criminalita’
organizzata, cambiare significa ridistribuire le risorse riducendo
drasticamente la forbice tra chi ha troppo e chi ha troppo poco , cambiare
significa ridare al sud italiano le sue prerogative di eccellenza : il turismo
e l’artigianato di qualita’ , cambiare significa rinunciare a grandi opere
inutili e puntare su tante piccole opere di qualita’ sul territorio risanandolo
dalle ormai ineluttabili e periodiche conseguenze di nubifragi determinati dai
cambiamenti climatici ormai universalmente riconosciuti , cambiare significa
operare una politica dei rifiuti che mirino al recupero delle materie prime e
non al loro incenerimento o al loro interramento .
Cambiare insomma significa guardare con realismo al
futuro senza abbandonare l’unico progresso prioritario, quello civile e sociale,
che partendo dall’illuminismo dovrebbe essere la guida e la via maestra verso
cui la societa’ umana deve tendere .
In Italia e’quindi
evidente che il cambiamento puo’ essere inteso in termini negativi come quello
propagandato dall’attuale governo e che dovrebbe essere piu’ correttamente
definito come “restaurazione” del passato, oppure in termini positivi come quello propugnato
dal Movimento 5 stelle e da altre forze
davvero progressiste in senso sociale e non puramente tecnologico e mercantile
.
Ma tutto cio’ e’ possibile se un governo ha veramente
a cuore il benessere complessivo di un popolo e non alla mera spartizione del
potere o peggio alla servile e interessata esecuzione di compiti dettati da poteri
extranazionali che perseguono fini spesso occulti a vantaggio di organizzazioni
tanto potenti quanto insidiose il cui unico scopo, al di la’ di ogni
complottismo, e’ perpetuare con fredda
determinazione se stesse a danno dei popoli aprendo la via a scenari davvero
preoccupanti e certamente c’è chi sa di cosa stiamo parlando. Non e’
infatti un caso se a queste riunioni blindatissime
partecipano esponenti di varie categorie privilegiate, non ultime quelle essenziali della
comunicazione di massa , ma questa e’ un’altra storia .
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Ubicazione:
Città Metropolitana di Torino, Italia
lunedì 27 aprile 2015
Immigrazione tra errori e strumentalizzazioni
Da mesi per non dire da anni non si placa una discussione accesa sul tema degli immigrati che vengono oggi piu' di ieri utilizzati a fini elettorali per accaparrarsi i voti dell'elettorato piu' debole culturalmente e meno capace di comprendere la complessita' di un fenomeno non risolvibile con degli slogan e tanto meno con proposte farraginose e fantasiose destinate a scontrarsi con la realta' . L'Italia si trova in un collo di bottiglia da cui e' difficile uscire stando all'interno di una realta' europea priva di una unita' politica e quindi incapace di decisioni che non siano quelle condizionate dagli Stati piu' forti politicamente ed economicamente .
Dall'altra parte del mediterraneo una situazione caotica impedisce qualsiasi soluzione realistica in grado di regolamentare i flussi migratori a meno di prendere in considerazione un'intervento militare, peraltro impossibile senza un'avvallo dell'ONU e delle altre nazioni , che caccerebbe di nuovo chi ci provasse in una sorta di Vietnam senza fine .
La situazione e' ulteriormente aggravata dalla situazione sociale per cui miglia di italiani disperati si vedono messi in competizione con altrettanti disperati provenienti da altri paesi .
La sacrosanta richiesta di un reddito minimo e di un tetto rimasta inevasa verso gli strati piu' esposti della popolazione crea rabbia e risentimento verso quegli immigrati a cui viene almeno garantito un vitto e un alloggio di cui molti italiani non godono a causa della incapacita' dei governi di farsi seriamente carico di queste situazioni .
Cio' che sconcerta e' anche una regolamentazione molto discutibile che non consente neanche a quegli immigrati che alloggiano in Italia di svolgere un qualsivoglia lavoro spesso contro la loro stessa volonta' .
In molti Comuni ospitanti la popolazione locale assiste a tanti giovani immigrati che vivono le loro giornate oziosamente in attesa di un permesso o di un riconoscimento che impiega mesi se non anni ad arrivare. Allora viene lecito chiedersi se invece non sarebbe di grande utilita' impiegare queste risorse in lavori socialmente utili come forma di compensazione per il vitto e l'alloggio fornito dallo Stato presso gli stessi Comuni ospitanti . Questo avrebbe il doppio effetto di dare un senso alla permanenza degli immigrati rendendoli davvero pertecipi della comunita' e dando alla popolazione locale l'immagine positiva di persone che danno un aiuto concreto alla comunita' ospitante e rendendoli quindi meno ostici ai loro occhi . Come ? spazzando le strade e ripulendo i parchi cittadini per insegnare a chi non lo sapesse il rispetto verso la cosa pubblica , aiutando gli anziani e le persone in difficolta' , questo solo per fare degli esempi , cioe' creare una integrazione fatta non solo di parole ma di azioni concrete . Tutto questo sarebbe possibile se, solo in questi casi, si derogasse alle tante norme burocratiche che strangolano ogni iniziativa come spesso succede nel nostro paese .
Spesso si sente dire che dovremmo aiutare questi potenziali immigrati e fuggitivi nei loro paesi . Premesso che l'Africa, per esempio, e' un continente ricchissimo di materie prime pregiate e quindi potrebbe vivere di quello che produce se solo non fosse stato da sempre sfruttato solo dalle potenze occidentali impoverendo invece le popolazioni, ogni aiuto sarebbe possibile solo se quelle stesse potenze decidessero di mettere in atto aiuti corposi e concreti , ma questa opzione e' evidentemente fallita da decenni e non sara' certo un Salvini a imporla . Poi esiste il problema delle guerre atroci che rendono impossibile ogni trattativa umanitaria e di sviluppo e chi fugge dalle guerre e come chi fugge da una casa che brucia , niente e nessuno potra' impedirgli di fuggire da una morte certa anche in cambio di una morte forse possibile.
I flussi migratori quindi non si fermano e si possono al massimo regolare se esistono le condizioni , attualmente inesistenti , per farlo .
Dall'altra parte del mediterraneo una situazione caotica impedisce qualsiasi soluzione realistica in grado di regolamentare i flussi migratori a meno di prendere in considerazione un'intervento militare, peraltro impossibile senza un'avvallo dell'ONU e delle altre nazioni , che caccerebbe di nuovo chi ci provasse in una sorta di Vietnam senza fine .
La situazione e' ulteriormente aggravata dalla situazione sociale per cui miglia di italiani disperati si vedono messi in competizione con altrettanti disperati provenienti da altri paesi .
La sacrosanta richiesta di un reddito minimo e di un tetto rimasta inevasa verso gli strati piu' esposti della popolazione crea rabbia e risentimento verso quegli immigrati a cui viene almeno garantito un vitto e un alloggio di cui molti italiani non godono a causa della incapacita' dei governi di farsi seriamente carico di queste situazioni .
Cio' che sconcerta e' anche una regolamentazione molto discutibile che non consente neanche a quegli immigrati che alloggiano in Italia di svolgere un qualsivoglia lavoro spesso contro la loro stessa volonta' .
In molti Comuni ospitanti la popolazione locale assiste a tanti giovani immigrati che vivono le loro giornate oziosamente in attesa di un permesso o di un riconoscimento che impiega mesi se non anni ad arrivare. Allora viene lecito chiedersi se invece non sarebbe di grande utilita' impiegare queste risorse in lavori socialmente utili come forma di compensazione per il vitto e l'alloggio fornito dallo Stato presso gli stessi Comuni ospitanti . Questo avrebbe il doppio effetto di dare un senso alla permanenza degli immigrati rendendoli davvero pertecipi della comunita' e dando alla popolazione locale l'immagine positiva di persone che danno un aiuto concreto alla comunita' ospitante e rendendoli quindi meno ostici ai loro occhi . Come ? spazzando le strade e ripulendo i parchi cittadini per insegnare a chi non lo sapesse il rispetto verso la cosa pubblica , aiutando gli anziani e le persone in difficolta' , questo solo per fare degli esempi , cioe' creare una integrazione fatta non solo di parole ma di azioni concrete . Tutto questo sarebbe possibile se, solo in questi casi, si derogasse alle tante norme burocratiche che strangolano ogni iniziativa come spesso succede nel nostro paese .
Spesso si sente dire che dovremmo aiutare questi potenziali immigrati e fuggitivi nei loro paesi . Premesso che l'Africa, per esempio, e' un continente ricchissimo di materie prime pregiate e quindi potrebbe vivere di quello che produce se solo non fosse stato da sempre sfruttato solo dalle potenze occidentali impoverendo invece le popolazioni, ogni aiuto sarebbe possibile solo se quelle stesse potenze decidessero di mettere in atto aiuti corposi e concreti , ma questa opzione e' evidentemente fallita da decenni e non sara' certo un Salvini a imporla . Poi esiste il problema delle guerre atroci che rendono impossibile ogni trattativa umanitaria e di sviluppo e chi fugge dalle guerre e come chi fugge da una casa che brucia , niente e nessuno potra' impedirgli di fuggire da una morte certa anche in cambio di una morte forse possibile.
I flussi migratori quindi non si fermano e si possono al massimo regolare se esistono le condizioni , attualmente inesistenti , per farlo .
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Ubicazione:
Piemonte, Italia
lunedì 16 marzo 2015
La nuova Podemos italiana e' possibile
Vi e' un tema di discussione che potrebbe riguardare il futuro politico prossimo .
Se riusciamo a parlarne prescindendo dalle ideologie o dalle simpatie personali, ma con spirito di dialogo potremmo considerare la presenza di Landini nel contesto movimentista come una novita' che dovrebbe invitare anche il movimento 5stelle a porsi come interlocutore . Landini afferma molte verita' gia' espresse bene da Di Battista del M5S e come lui parla della rappresentanza dei piu' deboli come una necessita' per contrastare i partiti . Ci sono sempre piu' voci che affrontano l'argomento della necessita' di contrastare un certo capitalismo che affama, voci apparentemente distanti, come il Papa , come lo stesso movimento 5 stelle , come Gino Strada , come Don Ciotti, come la Fiom di Landini appunto .
Non e' piu' questione di destra e di sinistra , vecchie categorie, ma di chi sta sotto e di chi sta sopra in una societa' . Se queste forze trovassero un punto di aggregazione contro i partiti e il governo Renzi potrebbero dare quella spallata che vorrebbe dire finalmente il vero cambiamento che tutti vogliamo al pari di Podemos in Spagna .
Personalmente credo che Landini sia persona sincera e si vede che quando parla ci mette passione e cuore e rabbia . La rabbia e' positiva perche' diventa una forza propulsiva che non conosce ostacoli ed è quello che manca agli italiani .
Riuscire a cambiare il lessico predominante dove la sinistra e' sinonimo di comunismo e la destra sinonimo di fascismo compirebbe un cambiamento epocale perche' semmai potrebbero prevalere concetti come chi ,all'interno di una societa' ,sta sotto e chi sta sopra e questo prescinde da ogni ideologia ,ma rientra in una dinamica storica che risale alle civilta' del passato dove esistevano gli schiavi e i nobili o le caste e dove gli schiavi ad un certo punto della storia aspiravano alla liberta' e alla uguaglianza dei diritti ben prima che esistessero concetti ideologici come fascismo e comunismo o destra e sinistra .
Ogni volta nella storia nulla e' definitivo e tutto si deve riconquistare e se si delega a chi "sta sopra" in qualunque forma piena liberta' questo a poco a poco si trasformera' in dittatura e in dispotismo . Bisogna scegliere allora da che parte stare o decidere da che parte si e' .
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Podemos
Ubicazione:
Città Metropolitana di Torino, Italia
venerdì 17 ottobre 2014
Orellana e la questione del vincolo di mandato
Per un voto , 161 invece di
160, che hanno decretato nel parlamento il passaggio in aula del DEF, Orellana, ex M5S e’
stato al centro di aspre polemiche e della rabbia comprensibile di attivisti e
simpatizzanti del movimento che lo hanno
accusato di tradimento .
Messa cosi la cosa e’
difficile dire se si possa parlare di tradimento nello specifico della
votazione essendo Orellana nel gruppo misto e quindi di fatto non piu’ legato
al M5S, ma la questione pone altre considerazioni che vanno al di là del
comportamento del singolo.
Il tema del vincolo di
mandato si pone in quanto, come si sa, i parlamentari non sono legati da questo
vincolo, ma bisogna allora chiedersi a cosa dovrebbero essere invece legati .
Chi entra in un partito o in
un movimento, se lo fa con onesta’ e senza secondi fini, lo fa perche’ crede in
una certa filosofia che riguarda la visione della societa’ e della politica e
del modo di mettere in atto azioni volte a quello che ritiene sia il bene dei cittadini
che, per cio’ lo hanno votato .
Il mandato quindi dovrebbe
corrispondere all’idealita’ se le due cose ad un certo punto divergono per
motivi di coscienza o perche’ non era stato chiaro il progetto insito in quel
movimento/partito, andare ad occupare
un’altra poltrona non vuol dire semplicemente
disattendere al mandato , ma , in questo caso si, tradire gli ideali e la
filosofia che ci ha mosso verso le scelte fatte in origine , ne consegue che
dimettersi da parlamentare è la scelta piu’ onesta e coerente da prendere .
Nulla vieta poi di candidarsi alle successive
elezioni in una compagine piu’ corrispondente alle posizioni riesaminate o
creare un nuovo movimento mettendosi in gioco .
Qui veniamo anche ad un’altra
considerazione che si pone in modo inverso : la “ fedelta’ alla ditta” ,caso
emblematico che riguarda ad esempio molti cosidetti dissidenti del PD .
Se torniamo al discorso di
prima , un partito nasce in funzione di una idealita’ altrimenti detta
ideologia o piu’ correttamente visione della societa’ . Piu’ egualitaria o piu’
individualista , piu’ volta alla difesa delle classi meno abbienti senza
distinzioni o piu’ volta alla difesa di privilegi ( da non confondere con i
diritti ) e di posizioni di potere .
La domanda che dovrebbe
sorgere spontanea e’: nel caso del PD
chi ha tradito gli ideali e il mandato ? Chi dissente o chi ha fatto del PD
un’alta cosa rispetto alla filosofia originaria ?.
E’ piu’ importante essere fedeli alla “ditta”
cioè al partito, o essere fedeli agli ideali che questo doveva rappresentare ?
Chi si appella alla fedelta’ al partito
trascura l’aspetto piu’ corposo che dovrebbe essere al centro della attenzione
non solo dei militanti, ma anche dei loro rappresentanti e in particolare ai
Bersani e ai Civati, cioe’ la fedelta’
agli ideali, perchè in questo caso e’ la “ditta” che ha tradito i suoi e non
viceversa .
Renzi con il suo prepotente ingresso nel PD ha
di fatto scippato quella che avrebbe dovuto essere ( il condizionale e’
d’obbligo ) la “mission” di un partito per auto definizione di sinistra , ma
forse ci eravamo sbagliati .
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Ubicazione:
Torino, Italia
martedì 23 settembre 2014
Articolo18 : una difesa per la dignita' di chi lavora .
Non si doveva piu' parlare di articolo 18 , dopo le concessione fatte al governo Monti e le modifiche apportate sembrava che gli animosi nemici della dignita' di chi lavora avessero finalmente rinunciato ad altre pretese . Invece no , non appena si parla di riforma del lavoro ecco apparire come per incanto il tema dei temi , la sciagura delle sciagure : il sempreverde articolo 18 .
Questo articolo prevede la norma di elementare buonsenso e di civilta' per cui non si puo' licenziare un lavoratore senza un giustificato motivo. Chi e' contrario probabilmente non ha mai lavorato come dipendente in vita sua e quindi non sa cosa voglia dire la frase " giustificato motivo o giusta causa " .
Le regole , le restrizioni , si fanno per chi si comporta in modo fraudolento e illecito non certo per chi usa la logica del "buon padre di famiglia" . L'imprenditore che licenzia perche' vi sono oggettive motivazioni altrimenti ne farebbe a meno , il datore di lavoro che tiene in considerazione e rispetto il lavoro dei suoi dipendenti non deve temere nulla dall'articolo 18 .
Ma purtroppo vi sono anche datori di lavoro, imprenditori, che sono usi ad ogni forma di ricatto , di imposizioni lesive della dignità del dipendente, datori di lavoro che sono inclini a licenziare chi magari non porta la cravatta blu o chi mostra di avere opinioni proprie e le esprime, o chi ha la "disavventura" di aspettare un figlio ecc.
Per costoro l'articolo 18 dovrebbe essere esteso ad ogni categoria di aziende .
Il tema della dignita' di chi lavora alle dipendenze di un'altra persona o di una azienda dovrebbe essere, in un paese che voglia considerarsi minimamente civile, al centro di ogni discussione quando si parla di lavoro dipendente perche' non vi puo' essere un cittadino che deve essere rispettato quando si muove nella società civile , ma puo' essere impunemente calpestato quando entra dentro un'ufficio o una fabbrica , ne si puo' accettare il ricatto che si possa avere un lavoro solo a patto di rinunciare alla propria dignita' e al rispetto a cui ognuno ha pienamente diritto in quanto essere umano.
Di questo tema non si parla mai , non si parla delle umiliazioni che tanti lavoratori dipendenti devono subire ogni giorno da datori di lavoro o loro delegati con deliri di onnipotenza o altre deviazioni psicopatologiche tipiche di chi ha una qualsivoglia forma di potere su un'altro essere umano .
Non esistono solo forme di lavoro gratificanti tra i dipendenti , spesso il lavoro e' solo una snervante , faticosa, umiliante necessita' per vivere o semplicemente sopravvivere .
L'articolo 18 e' un deterrente minimale per coloro che vogliono solo abusare del loro potere verso chi non potra' mai avere "il coltello dalla parte del manico" salvo, in certi casi, averne uno non metaforico .
In una societa' civile le contese devono dirimerle i giudici e per questo semmai la giustizia deve essere celere e se , come qualcuno contesta, si dice che i giudici in caso di applicazione dell'articolo18 quasi sempre danno ragione al lavoratore , a meno di pensare che tutti i giudici siano comunisti , come era in uso nel ventennio berlusconiano, bisogna invece dedurre che sono molti, appunto, i datori di lavoro che abusano allegramente dei loro poteri .
Questo articolo prevede la norma di elementare buonsenso e di civilta' per cui non si puo' licenziare un lavoratore senza un giustificato motivo. Chi e' contrario probabilmente non ha mai lavorato come dipendente in vita sua e quindi non sa cosa voglia dire la frase " giustificato motivo o giusta causa " .
Le regole , le restrizioni , si fanno per chi si comporta in modo fraudolento e illecito non certo per chi usa la logica del "buon padre di famiglia" . L'imprenditore che licenzia perche' vi sono oggettive motivazioni altrimenti ne farebbe a meno , il datore di lavoro che tiene in considerazione e rispetto il lavoro dei suoi dipendenti non deve temere nulla dall'articolo 18 .
Ma purtroppo vi sono anche datori di lavoro, imprenditori, che sono usi ad ogni forma di ricatto , di imposizioni lesive della dignità del dipendente, datori di lavoro che sono inclini a licenziare chi magari non porta la cravatta blu o chi mostra di avere opinioni proprie e le esprime, o chi ha la "disavventura" di aspettare un figlio ecc.
Per costoro l'articolo 18 dovrebbe essere esteso ad ogni categoria di aziende .
Il tema della dignita' di chi lavora alle dipendenze di un'altra persona o di una azienda dovrebbe essere, in un paese che voglia considerarsi minimamente civile, al centro di ogni discussione quando si parla di lavoro dipendente perche' non vi puo' essere un cittadino che deve essere rispettato quando si muove nella società civile , ma puo' essere impunemente calpestato quando entra dentro un'ufficio o una fabbrica , ne si puo' accettare il ricatto che si possa avere un lavoro solo a patto di rinunciare alla propria dignita' e al rispetto a cui ognuno ha pienamente diritto in quanto essere umano.
Di questo tema non si parla mai , non si parla delle umiliazioni che tanti lavoratori dipendenti devono subire ogni giorno da datori di lavoro o loro delegati con deliri di onnipotenza o altre deviazioni psicopatologiche tipiche di chi ha una qualsivoglia forma di potere su un'altro essere umano .
Non esistono solo forme di lavoro gratificanti tra i dipendenti , spesso il lavoro e' solo una snervante , faticosa, umiliante necessita' per vivere o semplicemente sopravvivere .
L'articolo 18 e' un deterrente minimale per coloro che vogliono solo abusare del loro potere verso chi non potra' mai avere "il coltello dalla parte del manico" salvo, in certi casi, averne uno non metaforico .
In una societa' civile le contese devono dirimerle i giudici e per questo semmai la giustizia deve essere celere e se , come qualcuno contesta, si dice che i giudici in caso di applicazione dell'articolo18 quasi sempre danno ragione al lavoratore , a meno di pensare che tutti i giudici siano comunisti , come era in uso nel ventennio berlusconiano, bisogna invece dedurre che sono molti, appunto, i datori di lavoro che abusano allegramente dei loro poteri .
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Torino, Italia
mercoledì 10 settembre 2014
Ucraina : casus belli
Sia nell'opinione
pubblica, sia nella comunicazione ( ma i due fattori sono collegati ), si
verifica una grande sottovalutazione della crisi in Ucraina . I media e piu' in
generale l'informazione occidentale e' totalmente condizionata dalla
appartenenza al blocco filo americano costituito dalla NATO e dai paesi membri
del patto atlantico .
La richiesta di una parte cospicua della cittadinanza
ucraina di appartenere al mercato europeo ha di fatto determinato l'emergere di
una realta' geopolitica finora sconosciuta .
L'Ucraina, come
si evince dallo stesso nome , significa terra di confine , da una parte il
nord-ovest con una popolazione che anche storicamente gravitava piu'
verso l'occidente e la Polonia
e che nell'ultimo conflitto si e' anche schierata apertamente con la Germania nazista,
dall'altro il sud-est storicamente e etnicamente sempre legato ai destini della
Russia fin dal tempo degli zar .
Pensare che
l'entrata nell'area occidentale di tutta l'Ucraina potesse essere un passaggio
privo di conseguenze e' solo frutto della solita incapacita' occidentale e
americana in particolare di leggere la storia o di volerla comprendere, se non
ai fini di neanche troppo oscuri piani di potere .
In Ucraina
vivono 10 milioni di russi nella stragrande maggioranza residenti nelle zone
del sud-est contro una popolazione totale di circa 40 milioni di abitanti .
Pensare di impedire a questi 10 milioni uno spazio autonomo e costringerli loro
malgrado a gravitare nel'area UE e sopratutto NATO è cosa impensabile e ancora
piu' impensabile che la Russia
possa stare a guardare .
Cio' che sta avvenendo in quelle regioni non
e' piu' una scaramuccia tra potenze in aree lontane dal nostro continente , non
e' piu' la solita guerra tra dittature di destra e rivoluzioni di sinistra in
paesi sudamericani o africani dove le potenze si confrontavano " per
interposta persona " , ma in Ucraina sono i confini diretti della Russia
che si vedono minacciati , sono le popolazioni russe che la vivono, che vedono compromessa
la loro liberta' di scelta e di indipendenza e questa e' una minaccia di una
gravita' senza precedenti nello scacchiere internazionale dal dopo guerra ad
oggi .
A chi giova una
partita tanto pazzesca quanto avventata come una guerra diretta con la Russia di Putin ? Non
certamente all'Europa , ma forse agli interessi degli Stati Uniti che sono in
una fase critica e che stanno perdendo terreno nella competizione mondiale con la Cina e i paesi emergenti e
sperano così di riemergere costringendo la Russia in un'angolo ribaltando gli equilibri
esistenti e ridefinendo il controllo sull'Europa e che indebolendosi sarebbe
totalmente soggiogata agli interessi d'oltre oceano.
Se la storia
insegnasse qualcosa nessuno penserebbe a progetti tanto insani come mettere la Russia dentro una gabbia di
basi NATO o peggio immaginare l'occupazione di territori che sono direttamente
e storicamente legati alla Russia . Ogni volta che l'Europa ci ha provato da
Napoleone a Hitler ha ottenuto solo di rinforzare il gia' fortissimo senso
patriottico del popolo russo che ha reagito senza alcun complesso di
inferiorita' rispetto alle potenze occupanti .
L’Ucraina diventa il formaggio per una
trappola in cui far cadere Putin e l’Europa portandoli verso una guerra che
avvantaggerebbe solo gli Stati Uniti nella pazzesca speranza di eliminare i
terzi incomodi nella vera partita economica tra USA e Cina .
Ubicazione:
Torino, Italia
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