Tweet Senza Prometeo

sabato 24 novembre 2012

Filosofia per l'uomo contemporaneo




Nelle parole di un grande filosofo contemporaneo la risposta al nostro essere, nel tempo in cui viviamo e quella mancanza di senso e di scopo che viene concepita in termini negativi come " nichilismo" puo' invece rinviare ad un positivo disvelamento dell'inganno epocale subito dalla sudditanza occidentale al pensiero cristiano che pervade ogni ambito della conoscenza e del sapere . 
Solo la presa di coscienza , la consapevolezza , della nostra " finitudine" , del limite , dell'essere, come ci definivano i greci antichi," mortali " ,puo' sciogliere le illusioni sul futuro e ridarci la forza di sapere  affrontare nel presente di ciascuno le sfide necessarie per la sopravvivenza dell'unica entita' che abbiamo il dovere di salvaguardare : la vita, nella sua accezione piu' ampia e più disinteressata , quella esistente nel pianeta in cui noi viviamo e moriamo e dove hanno il diritto di vivere e morire quelli che verranno dopo di noi . Se non ci libereremo dal Dio che e' in noi  , l'illusione di infinito e la cieca speranza rappresentera'  la fine del genere umano . 



lunedì 5 novembre 2012

Il caso e il caos



Quante volte ci siamo fermati a guardare un cielo stellato e abbiamo provato a contarle quelle stelle ,  appartengono alla nostra galassia , ma nello spazio vi sono tante galassie quante sono le stelle che possiamo osservare e ancora di piu’ – Lo chiamiamo infinito perche’ la nostra mente limitata non ci consente di comprenderne la definizione e le stelle sono una parte di quell’infinito .
In quell’infinito, dove i corpi celesti sono in numero incalcolabile, esiste un pianetino chiamato terra che e’ li da milioni di anni e sopra quel pianetino, in quella sua buccia galleggiante sul magma  fuso, chiamata terra, da prima esiste la vita, poi prende forma l’umanita’  e poi ancora la civilta’ , una civilta’ che ha pochi millenni eppure ci sembra da tanto che quasi ci sentiamo adulti. 
Alla fine di tutto cio’ ci siamo noi , la nostra piccola vita individuale  che oggi puo’ sperare in meno di cento anni di sopravvivenza nel migliore dei casi : un attimo davvero fuggente nella scala del tempo.
Il caso che crea la vita , dal caos : miliardi di combinazioni come un immenso computer che elabora incessantemente dati e alla fine dell’alchimia esce qualcosa su un pianetino in una delle miriadi di pianeti del sistema solare in miriadi di sistemi simili di una delle miriadi di galassie sparse nel cosmo. 
Una moltitudine umana che e’ nullita’ persa nell’infinito e incapace perfino di capacitarsi del suo essere infimo e finito. Si vive insieme o si muore da soli come sul pianetino perso nella galassia. 
Le leggi che governano il macrocosmo sono le stesse che governano il microcosmo e la povera mente umana si dilata verso l’immensita’ o  si contrae verso l’infinitamente piccolo senza mai trovare la soluzione : l’infinito ascendente e l’infinito discendente e in mezzo noi che ne esemplifichiamo il principio. 
Quante teorie e filosofie sono state elaborate per superare questi limiti , scienza e fede su versanti a volte opposti nella tensione verso la verita’ ultima. Da prima era il fuoco e il monolite , poi la scienza e un Budda : uguale la ricerca diversa la via . Comprendere ci aiuta solo a scoprire quanto vi e’ ancora da  comprendere in una corsa senza fine o per noi forse ancora breve. 
La sottile buccia che sostiene tutti noi sul pianeta terra e’ il risultato di alchimie del cosmo durate milioni di anni , ma che l’umanita’ disprezza e consuma nel volgere di un mattino.
 La maledizione di Prometeo ci perseguita e ci condanna alle false speranze della scienza e delle religioni che fanno sentire gli umani come immortali quando invece per gli stessi greci dell’antichita’ gli uomini erano semplicemente “ I mortali “ per distinguerli dagli dei .


giovedì 1 novembre 2012

Crisi economica e crisi ambientale

Adesso e' stato l'uragano Sandy a devastare aree vastissime del nord america e dei caraibi, prima una estate torrida aveva messo in ginocchio altri Stati distruggendo i raccolti di mais, poi i tornado e poi gli incendi e ancora gli inverni polari, tutti direttamente o indirettamente causati dal riscaldamenti globale che altera il clima e le correnti aeree e marine . 
Eppure gli Stati Uniti non hanno ancora preso impegni seri e iniziative importanti contro il riscaldamento globale terrestre . Cosa deve ancora succedere ?
 Intanto i ghiacci del polo si stanno riducendo del 40% e i ghiacciai montani nel mondo arretrano come non avveniva da secoli, superando le piu' pessimistiche previsioni . Studi comparati dimostrano che "l'antropocene" ,come viene definita la nostra era geologica, rischia di avere vita breve a causa dell'azione umana sull'ambiente .

I livelli di CO2 rilevati nei ghiacciai dell'antartide rilevano un nesso causale tra ere calde ( alti valori di CO2 ) e glaciazioni ( Bassi valori di CO2 ) sul pianeta terra da oltre 800mila anni con un andamento medio costante, ma solo negli ultimi anni il livello della CO2 ha superato di una volta e mezzo i valori medi da quando si conosce l'uomo, con cio' superando tutti i limiti conosciuti . Anche se la vita sulla terra non si spegnera' come si spegne la luce in una stanza , tuttavia si puo' davvero pensare che le economie 
 siano in grado di  fronteggiare catastrofi ambientali che ormai si susseguono con regolarita' quasi annuale senza collassare per l'impossibilita' ormai di gestirle?

 Alcuni dei pilastri della vivibilita' sul pianeta stanno superando la soglia della irreversibilita' oltre la quale cioe' non e' piu' possibile porci rimedio, eppure i governi parlano d'altro e non si accorgono che le crisi economiche saranno sempre piu' la diretta conseguenza della crisi ambientale determinata dagli stessi comportamenti umani .
 Scoprire che, senza ombra di dubbio, il riscaldamento terrestre e' determinato dalle attivita' umane e non da eventi incontrollabili , dovrebbe far comprendere che gli stessi uomini potrebbero trovare la soluzione se solo abbandonassero il criterio della crescita 
infinita e prendessero coscienza dei limiti e del senso della misura .






lunedì 22 ottobre 2012

C'è chi dice NO

Nella societa' liberista , dei consumi, della globalizzazione , della finanza creativa  , dei pensieri unici e dei politici senza idee si contrappongono movimenti, associazioni di cittadini , gruppi e societa' che si dichiarano e manifestano contro le opere pubbliche .
 Dalla Tav alle autostrade , dai rigassificatori agli inceneritori , dalle trivellazioni ai ponti sugli stretti, sembrano uniti contro tutto e tutti .
 Perche' questo fenomeno di nuova contestazione e' sempre piu' diffuso e cosi radicale ?
Nasce una nuova consapevolezza che muove dalla constatazione di un progresso incapace di dare benessere , un progresso vecchia maniera che si configura come distruttivo e inefficace sul piano ambientale , ma anche sul piano economico . La macchina della crescita assomiglia sempre piu' ad un buldozer  che viaggia alla cieca tutto distruggendo senza nemmeno dare in cambio quella vita migliore e quel lavoro che da anni ormai promette invano .
 Diventa sempre piu' evidente che stiamo andando a sbattere senza nemmeno un freno che ci rallenti verso un disastro ambientale di proporzioni mondiali e un parallelo disastro economico altrettanto epocale .
Di fronte a cio' chi si ostina a credere che nuove strade, nuove ferrovie, nuove centrali , nuovi sperperi di risorse possano risollevare le sorti delle economie occidentali e non solo o e' pazzo o e' cieco . Queste proteste , spesso localizzate e che mirano ad un interesse limitato, se prese nel complesso ci stanno dicendo BASTA ad uno sviluppo insostenibile e ci stanno chiedendo un inversione di tendenza capace di prendere in seria considerazione le alternative che pure esistono e quand'anche non garantissero una ripresa economica comunque limiterebbero i danni provocati da anni di sfruttamento delle risorse e di rincorsa verso una eterna crescita che costituisce la vera utopia del nostro tempo ... e si sa ,le utopie hanno creato piu' campi di concentramento che campi di grano .

mercoledì 8 agosto 2012

L'ottimismo del futuro


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Nella scena finale del film  “2001 odissea nello spazio “ la scimmia  per la prima volta scopre che un  osso puo’ diventare una clava e con quello puo’ migliorare la sua efficacia nell’uccisione delle prede . Il primate passa dallo stadio puramente istintivo a quello di essere capace di utilizzare strumenti .  Al di la’ degli intenti del film e al di la’ delle considerazioni antropologiche, possiamo affermare che questo passaggio e’ emblematico dell’evoluzione in senso tecnico dell’uomo.   A differenza degli animali che eseguono istruzioni prevalentemente dettate dall’istinto e dai codici genetici che programmano i comportamenti , l’essere umano, poiche’ pressoche’ privo di questi codici istintuali,  si fa carico della sua indeterminazione e la traduce in capacita’ di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo , cioe’ la pura razionalita’  che porta all’efficienza .  Dalla ruota per spostare  carichi pesanti , all’arco per colpire una preda a distanza, tutta la storia umana è stata nel segno del progresso in questa direzione .
 L’essere umano imparava dalla natura , ne carpiva i segreti , le leggi della natura erano le sue leggi . Gli antichi greci  vedevano nella natura una maestra ,  consideravano folle stoltezza pensare all’uomo che volesse assoggettare alle sue pretese il mondo, ma invece era saggio colui che sapeva adeguarvisi , tanto che il rapporto con il fine vita non aveva i connotati drammatici che assume oggi. I greci usavano il termine “ mortale  “ per definire l’uomo, cioe’ colui che aveva consapevolezza del limite suo e delle cose che lo circondavano . Il senso della misura sostituiva il demenziale senso dell’esageratezza che contraddistingue l’uomo moderno .
Quanto di questa consapevolezza  esista ancora nel mondo occidentale e nel mondo via via sempre piu’ uniformato alla filosofia del “ futuro senza limiti “ lo possiamo constatare ogni giorno .
 La speranza  da  virtu’ e’ diventata un imperativo categorico che si iscrive al concetto del futuro senza limiti e dell’immortalita’ cosi sapientemente istillata dalle religioni , ogni ramo del sapere ne e’ imbevuto : per i cristiani il passato e’ peccato, il presente espiazione, il futuro redenzione , per la  sociologia il passato e’ iniquita’, il presente e’ rivolta, il futuro e’ giustizia sulla terra , per la psicoanalisi il passato e’ trauma, il presente e’ analisi, il futuro e’ guarigione e cosi via .
 In questo contesto non puo’ esistere un limite  e quindi non puo’ esistere una soluzione che non sussista come salvifica : la scienza e la tecnica diventano cosi la panacea di tutti i mali in tutti i campi , nella medicina , nell’economia, nella tecnologia.  Se non c’e’ limite al futuro e alla salvezza perche’ preoccuparsi se questo pianeta appare insufficiente nelle risorse , nella capacita’ di superare i danni provocati dall’uomo, nell’incremento demografico ecc. ci sara’ sempre una scienza, una tecnica, in grado di sistemare tutto !
 Il cieco “ottimismo del futuro” come la definisce il professor Umberto Galimberti e la mancanza di un sereno rapporto con i nostri limiti ci rende incapaci di cambiare rotta e di accettare un ritorno a metodi di vita in grado da rendere sostenibile l’esistenza sul nostro pianeta.  
Parole come “decrescita” e “limite allo sviluppo” cozzano con il mantra della crescita e del PIL che ogni economista ci propina quotidianamente .
Bloccati entro questi schemi le nazioni sono incapaci di progettare una nuova visione dell’economia e del benessere che sappia gestire in modo piu’ distributivo le risorse anziche’ accumularle e che dal solo bene materiale e dal denaro si sposti sulle altre necessita’ umane, pure altrettanto chiaramente sentite come componenti della felicita’. 
Se la tecnica e’ diventata l’unico mezzo per realizzare qualsiasi scopo e il denaro e’ diventato l’unico mezzo per realizzare qualsiasi necessita’ , allora questi non sono piu’ ,come dovrebbero essere, dei mezzi al servizio dell’uomo , ma diventano l’unico fine .
Di fronte a questo non vi sono vie alternative e l’uomo rimane prigioniero di una prospettiva talmente miope da impedirgli qualsiasi capacita di azione di fronte ai veri drammi che si prospettano per il futuro .
Diego






mercoledì 1 agosto 2012

Se Dio e' solo e l'uomo anche

Se per Nietzsche  Dio e' morto, potremmo affermare invece che se non lo è certamente Dio e' solo ( e l'uomo anche ) .
Nella storia della religione cristiana e della societa' occidentale siamo riusciti nell'intento di costruire una morale e un insieme di regole introiettate nella coscienza sociale collettiva che costituiscono un tessuto di valori costituitisi in funzione dei rapporti tra gli esseri umani , ma non esiste una morale altrettanto radicata nei confronti dell'ambiente non umano che ci circonda , nei confronti della vita animale e vegetale , nei confronti dei beni che consentono la sussistenza stessa della vita umana come il suolo, l'aria, l'acqua .
Se un uomo compie uno stupro non viene soltanto giustamente sanzionato dalla legge, ma ha l'unanime disprezzo e la condanna di ogni uomo degno di questo nome, perche' il fine e' il "valore " dell'essere umano in quanto tale , viceversa  se si inquina un canale che irriga i campi, fornisce acqua al bestiame , fa vivere i pesci , forse il danno puo' essere sanzionato in funzione del mancato utilizzo dell'acqua , cioe' vieme meno l'utilita' del mezzo , ma quanti proverebbero lo stesso sentimento di indignazione , quanti vedrebbero nell'inquinamento e quindi nell'acqua il fine della condanna ? Una morale funziona se diventa psiche collettiva, ma come puo' entrare in quest'ambito la natura e gli enti che la compongono se la nostra societa' risente ancora di un dettato biblico che fa della natura non un fine, ma un mezzo dato in mano all'uomo perche' ne disponga a suo piacimento ? Allora cosa e' l'aria ? un mezzo o un fine ? Cosa e' l'acqua ? Un mezzo o un fine ? e il suolo ?, e gli altri esseri viventi non umani ? Ecco la chiave per capire l'incapacita' e l'impossibilita' degli esseri umani di far fronte alle crisi ambientali del pianeta .