Il mito di prometeo incatenato per le sue false promesse fatte ai mortali e' stato liberato e ha pervaso di se le filosofie occidentali . Il mito della scienza e della tecnica e dell'eternita' hanno come contraltare il nichilismo . E' possibile un'altra filosofia ? E' possibile un mondo senza prometeo ?
domenica 7 ottobre 2012
mercoledì 8 agosto 2012
L'ottimismo del futuro
.
Nella
scena finale del film “2001 odissea
nello spazio “ la scimmia per la prima
volta scopre che un osso puo’ diventare
una clava e con quello puo’ migliorare la sua efficacia nell’uccisione delle
prede . Il primate passa dallo stadio puramente istintivo a quello di essere
capace di utilizzare strumenti . Al di
la’ degli intenti del film e al di la’ delle considerazioni antropologiche, possiamo
affermare che questo passaggio e’ emblematico dell’evoluzione in senso tecnico
dell’uomo. A differenza degli animali
che eseguono istruzioni prevalentemente dettate dall’istinto e dai codici
genetici che programmano i comportamenti , l’essere umano, poiche’ pressoche’
privo di questi codici istintuali, si fa
carico della sua indeterminazione e la traduce in capacita’ di ottenere il
massimo risultato con il minimo sforzo , cioe’ la pura razionalita’ che porta all’efficienza . Dalla ruota per spostare carichi pesanti , all’arco per colpire una
preda a distanza, tutta la storia umana è stata nel segno del progresso in
questa direzione .
L’essere umano imparava dalla natura , ne
carpiva i segreti , le leggi della natura erano le sue leggi . Gli antichi
greci vedevano nella natura una maestra
, consideravano folle stoltezza pensare all’uomo
che volesse assoggettare alle sue pretese il mondo, ma invece era saggio colui
che sapeva adeguarvisi , tanto che il rapporto con il fine vita non aveva i
connotati drammatici che assume oggi. I greci usavano il termine “ mortale “ per definire l’uomo, cioe’ colui che aveva
consapevolezza del limite suo e delle cose che lo circondavano . Il senso della
misura sostituiva il demenziale senso dell’esageratezza che contraddistingue
l’uomo moderno .
Quanto
di questa consapevolezza esista ancora
nel mondo occidentale e nel mondo via via sempre piu’ uniformato alla filosofia
del “ futuro senza limiti “ lo possiamo constatare ogni giorno .
La speranza
da virtu’ e’ diventata un
imperativo categorico che si iscrive al concetto del futuro senza limiti e
dell’immortalita’ cosi sapientemente istillata dalle religioni , ogni ramo del
sapere ne e’ imbevuto : per i cristiani il passato e’ peccato, il presente
espiazione, il futuro redenzione , per la
sociologia il passato e’ iniquita’, il presente e’ rivolta, il futuro e’
giustizia sulla terra , per la psicoanalisi il passato e’ trauma, il presente
e’ analisi, il futuro e’ guarigione e cosi via .
In questo contesto non puo’ esistere un limite
e quindi non puo’ esistere una soluzione
che non sussista come salvifica : la scienza e la tecnica diventano cosi la
panacea di tutti i mali in tutti i campi , nella medicina , nell’economia,
nella tecnologia. Se non c’e’ limite al
futuro e alla salvezza perche’ preoccuparsi se questo pianeta appare insufficiente
nelle risorse , nella capacita’ di superare i danni provocati dall’uomo,
nell’incremento demografico ecc. ci sara’ sempre una scienza, una tecnica, in
grado di sistemare tutto !
Il cieco “ottimismo del futuro” come la
definisce il professor Umberto Galimberti e la mancanza di un sereno rapporto
con i nostri limiti ci rende incapaci di cambiare rotta e di accettare un
ritorno a metodi di vita in grado da rendere sostenibile l’esistenza sul nostro
pianeta.
Parole
come “decrescita” e “limite allo sviluppo” cozzano con il mantra della crescita
e del PIL che ogni economista ci propina quotidianamente .
Bloccati
entro questi schemi le nazioni sono incapaci di progettare una nuova visione
dell’economia e del benessere che sappia gestire in modo piu’ distributivo le
risorse anziche’ accumularle e che dal solo bene materiale e dal denaro si
sposti sulle altre necessita’ umane, pure altrettanto chiaramente sentite come
componenti della felicita’.
Se
la tecnica e’ diventata l’unico mezzo per realizzare qualsiasi scopo e il
denaro e’ diventato l’unico mezzo per realizzare qualsiasi necessita’ , allora
questi non sono piu’ ,come dovrebbero essere, dei mezzi al servizio dell’uomo ,
ma diventano l’unico fine .
Di
fronte a questo non vi sono vie alternative e l’uomo rimane prigioniero di una
prospettiva talmente miope da impedirgli qualsiasi capacita di azione di fronte
ai veri drammi che si prospettano per il futuro .
Diego
Ubicazione:
Via Paolo Sacchi, 38, 10128 Torino, Italia
mercoledì 1 agosto 2012
Se Dio e' solo e l'uomo anche
Se per Nietzsche Dio e' morto, potremmo affermare invece che se non lo è certamente Dio e' solo ( e l'uomo anche ) .
Nella storia della religione cristiana e della societa' occidentale siamo riusciti nell'intento di costruire una morale e un insieme di regole introiettate nella coscienza sociale collettiva che costituiscono un tessuto di valori costituitisi in funzione dei rapporti tra gli esseri umani , ma non esiste una morale altrettanto radicata nei confronti dell'ambiente non umano che ci circonda , nei confronti della vita animale e vegetale , nei confronti dei beni che consentono la sussistenza stessa della vita umana come il suolo, l'aria, l'acqua .
Se un uomo compie uno stupro non viene soltanto giustamente sanzionato dalla legge, ma ha l'unanime disprezzo e la condanna di ogni uomo degno di questo nome, perche' il fine e' il "valore " dell'essere umano in quanto tale , viceversa se si inquina un canale che irriga i campi, fornisce acqua al bestiame , fa vivere i pesci , forse il danno puo' essere sanzionato in funzione del mancato utilizzo dell'acqua , cioe' vieme meno l'utilita' del mezzo , ma quanti proverebbero lo stesso sentimento di indignazione , quanti vedrebbero nell'inquinamento e quindi nell'acqua il fine della condanna ? Una morale funziona se diventa psiche collettiva, ma come puo' entrare in quest'ambito la natura e gli enti che la compongono se la nostra societa' risente ancora di un dettato biblico che fa della natura non un fine, ma un mezzo dato in mano all'uomo perche' ne disponga a suo piacimento ? Allora cosa e' l'aria ? un mezzo o un fine ? Cosa e' l'acqua ? Un mezzo o un fine ? e il suolo ?, e gli altri esseri viventi non umani ? Ecco la chiave per capire l'incapacita' e l'impossibilita' degli esseri umani di far fronte alle crisi ambientali del pianeta .
Nella storia della religione cristiana e della societa' occidentale siamo riusciti nell'intento di costruire una morale e un insieme di regole introiettate nella coscienza sociale collettiva che costituiscono un tessuto di valori costituitisi in funzione dei rapporti tra gli esseri umani , ma non esiste una morale altrettanto radicata nei confronti dell'ambiente non umano che ci circonda , nei confronti della vita animale e vegetale , nei confronti dei beni che consentono la sussistenza stessa della vita umana come il suolo, l'aria, l'acqua .
Se un uomo compie uno stupro non viene soltanto giustamente sanzionato dalla legge, ma ha l'unanime disprezzo e la condanna di ogni uomo degno di questo nome, perche' il fine e' il "valore " dell'essere umano in quanto tale , viceversa se si inquina un canale che irriga i campi, fornisce acqua al bestiame , fa vivere i pesci , forse il danno puo' essere sanzionato in funzione del mancato utilizzo dell'acqua , cioe' vieme meno l'utilita' del mezzo , ma quanti proverebbero lo stesso sentimento di indignazione , quanti vedrebbero nell'inquinamento e quindi nell'acqua il fine della condanna ? Una morale funziona se diventa psiche collettiva, ma come puo' entrare in quest'ambito la natura e gli enti che la compongono se la nostra societa' risente ancora di un dettato biblico che fa della natura non un fine, ma un mezzo dato in mano all'uomo perche' ne disponga a suo piacimento ? Allora cosa e' l'aria ? un mezzo o un fine ? Cosa e' l'acqua ? Un mezzo o un fine ? e il suolo ?, e gli altri esseri viventi non umani ? Ecco la chiave per capire l'incapacita' e l'impossibilita' degli esseri umani di far fronte alle crisi ambientali del pianeta .
giovedì 19 luglio 2012
IL CORROSIVO di marco cedolin: Torino, nasce l'inceneritore ma nessuno ci fa caso...
IL CORROSIVO di marco cedolin: Torino, nasce l'inceneritore ma nessuno ci fa caso...: Marco Cedolin Qualche giorno fa a Grugliasco, alle porte di Torino, le autorità, contornate da un nutrito codazzo di giornalisti, hanno pre...
mercoledì 4 luglio 2012
Le compensazioni che non compensano
In un'area limitata e gia' molto inquinata si vuol far coesistere una struttura che smaltisce rifiuti tossici di origine industriale, un'inceneritore tra i piu' grandi d'Europa e una discarica di servizio il tutto paradossalmente nella prossimita' di un ospedale come il San Luigi di Torino creato per curare le patologie polmonari . Questa e' l'Italia e questi sono gli amministratori !
Nel sito della “citta’ di Torino” appare un comunicato stampa cosi titolato : UNA NUOVA PISTA CICLOPEDONALE IN VIA
ANSELMETTI . La pista in
questione fa parte delle cosiddette
opere compensative che verranno messe in
atto nelle aree piu’ interessate alla
presenza del costruendo inceneritore del Gerbido . La domanda che sorge
spontanea e’ : cosa dovrebbero compensare queste opere ? una presenza ingombrante e di impatto
estetico negativo ? se fosse questo, nella zona
gia’ si “gode” della vista delle ciminiere di Mirafiori , dei viadotti
della tangenziale , di fabbriche dimesse . Allora forse devono compensare il
disagio arrecato dalle imprese costruttrici
del genere “ ci scusiamo del disagio , stiamo lavorando per voi “ . Ma
l’inceneritore viene costruito, astutamente, in una lingua di territorio che rientra
provvidenzialmente nei confini del comune di Torino , ma dista a poche
centinaia di metri dai territori dei comuni di Beinasco, Orbassano e Grugliasco e in una zona
dove quel genere di disagio e’ assai limitato per non dire nullo .
Quello
che nessuno degli amministratori interpellati ha mai detto a chiare lettere e’
che le compensazioni riguardano le ricadute sulla salute delle popolazioni
vicine (e lontane) dall’inceneritore che
le opere di compensazione non compenseranno affatto semplicemente perche’ per
compensare la morte delle persone per tumore da inceneritore non basterebbe una
sentenza di condanna pari a quella comminata nei confronti dei
responsabili dell’Eternit
Far
percorrere su una pista ciclabile cittadini ignari e indifesi nelle vicinanze
di un inceneritore e’ perfino peggio che
programmare una gita turistica
nelle vicinanze di Cernobil .
Gli inceneritori di nuova
generazione, a causa delle elevatissime temperature di combustione dei rifiuti, cioe’ delle migliaia di
materiali diversi che confluiscono
nell’impianto, generano non solo le famigerate diossine , ma polveri
ultrasottili , le cosiddette nanoparticelle
PM 2,5 e PM 1,0 che nessun filtro puo’ trattenere , queste polveri a
loro volta composte da migliaia di elementi cancerogeni, finiscono nei polmoni
e poi nel sangue dei cittadini esposti, con rischi non piu’ probabili , ma
certi per la salute : in altri termini per dirla in sintesi , piu’ si respira e piu’ si muore .
Dovremo vivere come in un
gioco alla roulette russa dove la pistola con i proiettili e’ l’inceneritore e
i mandanti sono questi politici che lo hanno voluto , quelli che ora ci
vorrebbero compensare facendoci respirare di piu’ e meglio con una bella pista
ciclabile .
Le alternative esistono , le
proposte anche , ma conviene di piu’ costruire inceneritori ( che altri paesi
stanno dimettendo ) ed e’piu’ comodo accusare di allarmismo chi informa
seriamente sui pericoli, piuttosto che cercare soluzioni piu’ moderne ,
redditizie e salubri di un inceneritore. I rifiuti
non si “valorizzano “ bruciandoli , ma
trasformandoli in nuove materie prime da rimettere in ciclo e la salute non si
monetizza ne si compensa , ma si tutela .
Diego
mercoledì 20 giugno 2012
Mercati e prospettive
In ogni trasmissione televisiva e su tutti i giornali
ricorre ormai la parola mercati . Siamo vittime , oggetti e soggetti ai mercati
. Un’entita’ apparentemente astratta
senza testa e senza volto con una grande pancia e una bocca voracissima
capace di ingoiare interi paesi .
Ci possiamo immaginare i mercati , quelli finanziari , come
grandi squali sempre in movimento con al seguito una sciame di
pesci piccoli pronti a seguirne le mosse . Gli squali della finanza sentono l’odore del denaro e
delle occasioni di guadagno come quelli veri sentono l’odore del sangue ed
essendo puro istinto senza etica non sono autorizzati a rispettare le prede . Sono i grandi investitori , le banche d'affari , seguiti da una miriade di investitori piu' piccoli .
Le balene , ovvero le
nazioni, sembrano incapaci di ogni iniziativa
, ma anzi spesso assistono e a loro modo collaborano . Le balene sono convinte che non vi sia un
altro mare se non quello in cui vivono da molti anni , da quando la filosofia
capitalista nelle sue varie forme ha creato quel mare in cui nuotano .
Eppure il mondo per
oltre un secolo era stato diviso in due mari ben distinti dove due filosofie
economiche antagoniste si disputavano i destini dei popoli . Il fatto che una delle due abbia
prevalso se non ha dimostrato che quella vincente fosse la migliore , tuttavia dimostra che , come ogni costruzione umana , anche l’economia
e le leggi di mercato possono essere cambiate dalla volonta’ politica resa
forte da altre filosofie capaci di concepire alternative nel modo di
amministrare la ricerca di felicita’ che sta’ alla base del miraggio di ogni
essere umano .
Quello che sembra un’ineluttabile evento
evolutivo chiamato “mercato” ed economia finanziaria in realta’ e’ soggetto alla volonta’ dell’uomo
cioe’ alla volonta’ dei popoli di accettarla o rifiutarla al pari di ogni altro prodotto umano .
Per uscire dalla
paralisi che sembra afferrare i governi e quelli europei in
particolare di fronte alla crisi bisogna uscire dai pregiudizi ideologici del
passato e analizzare le alternative possibili a questo modello di sviluppo
chiaramente fallimentare e suicida che sembra
ipnotizzare i popoli rendendoli
ciechi e sordi di fronte agli eventi .
Uscire dalla logica del progresso
senza limiti , della crescita senza limiti,
del PIL senza limiti e riscoprire
che i limiti esistono e vanno gestiti e vanno programmati e che dagli squali ci
si puo’ e ci si deve difendere , vuol dire anche ripensare alle alternative del
passato sapendone cogliere gli aspetti utili e positivi .
I grandi filosofi della Grecia antica ci avevano insegnato che si puo’ guardare in
faccia alla morte non per diventarne vittime o per negarne l’esistenza come
facciamo noi , ma per dare al vivere un senso compiuto e per dare al senso del
limite e della misura un ruolo nella storia
del divenire umano .
Un’altra economia e un’altra visione della felicita’ e’
stata ed e’ ancora possibile se solo apriamo gli occhi rinunciando
alla corsa verso la distruzione che tanto sembra affascinarci .
La stessa nozione di
democrazia e di liberta’ puo’ essere definita non piu’ come liberta’ di
accumulare ricchezze e beni di consumo , ma liberta’ di vivere secondo i limiti imposti dalle necessita’
piu’ essenziali dando rilievo alla istruzione, alla salute, alle risorse
alimentari e ambientali , alla socialita’ e alla cooperazione prendendo dalle
tanto esecrate societa’ cosiddette
comuniste o comunitarie spunti di saggezza e di lungimiranza .
La crescita puo’ diventare orizzontale cioe’ le risorse di
cui ancora la terra dispone possono essere ragionevolmente ridistribuite
anziche’ accumulate nelle mani di una minoranza sempre piu’ avida , le
speculazioni possono essere bandite come lo fu la peste nel passato, il
necessario puo’ sostituire il superfluo , ma occorre un reset
globale , una ristrutturazione delle logiche mentali che ci hanno
accompagnato fino ad oggi e occorre
farlo presto perche’ la terra non ci aspetta e se non agiremo noi lo fara lei
in un modo talmente traumatico e brutale da far impallidire la piu’ cupa delle
recessioni .
.
domenica 10 giugno 2012
Ma quale crescita !
Se qualcuno dicesse che bisogna far stare uno stadio in una stanza, un'altro potrebbe ironizzare dicendo che si puo' far stare un'elefante in una cinquecento : una palese idiozia o al massimo una battuta .
Eppure tutti siamo serissimi quando eminenti professori o economisti parlano che bisogna continuare a promuovere la crescita in un pianeta confinato dallo spazio dell'universo , uno spazio che solo alcune navicelle spaziali e diversi satelliti hanno varcato alla ricerca di possibili quanto lontani segnali di vita elementare .
Posto che siamo ben lontani dalla ipotesi di colonizzare altri pianeti dove allo stato delle attuali conoscenze la vita di tipo terrestre non e' nemmeno lontanamente pensabile, rimane il fatto che ci rimangono pochi lustri per risolvere i gravi probblemi che la terra sta' vivendo a causa della presenza esorbitante dell'uomo .
Non a caso questa era e' definita dagli studiosi " antropocene " cioe' era dell'uomo sapiens . Sul "sapiens" dovremmo cominciare a nutrire dei dubbi vista la vocazione al suicidio che anima questa umanita' nella sua cieca corsa verso un'espansione delirante .
Sono stati necessari milioni di anni perche' l'uomo evolvesse allo stadio che oggi conosciamo e in meno di 2 secoli siamo riusciti a dilapidare larga parte di tutte le risorse che la natura ha creato in intere ere geologiche. Non solo i potenti della terra , ma anche la gente comune e' sempre stata sorda e assente rispetto ai numerosi appelli che dagli anni sessanta si sono susseguiti per metterci in allerta rispetto al progressivo incremento demografico che oggi ha raggiunto l'astronomica cifra di 7 miliardi di individui in pochissini decenni e al conseguente consumo di materie prime non rinnovabili come il petrolio e i minerali estratti dalle miniere e di cui non potremmo piu' approvigionarci una volta esaurite .
Gia' nel 1972 con un libro che fu una pietra miliare nella denuncia dei limiti imposti dalla rivoluzione industriale che si intitolava appunto " I limiti della crescita" si annunciavano le conseguenze di una crescita progressiva e continua in una realta', quella del pianeta in cui viviamo, che essendo per sua natura limitato non avrebbe potuto sopportare tali incrementi senza arrivare al collasso .
A questo libro altri ne seguirono supportati da studi di eminenti studiosi se non dalla logica elementare che qualsiasi persona di buon senso puo' da se ben immaginare . Eppure si continua a credere o voler far credere che l'elefante possa stare in un bicchiere , magari senza romperlo e questo senza nemmeno proporsi come il mago David Copperfield .
Questa cecita' , da qualcuno voluta, da molti vissuta per un inconscio rifiuto di misurarsi con la realta' , ha messo sempre piu' a rischio l'umanita' impedendo di fatto di mettere in atto le misure di salvataggio che potevano rallentare la caduta verticale verso la quale l'homo ex sapiens sta' quasi allegramente avvicinandosi .
Anziche' prendere misure per una decrescita sopportabile si continua semplicemente a tacciare di catastrofismo chi parla di questi eventi accusando il dito che indica la luna anzichè guardare in faccia la realta' , al limite si discute sul quando ci troveremo , ad esempio, senza petrolio come se 30 anni di piu' o 30 anni di meno su un elemento che e' stato immagazzinato nelle viscere della terra in milioni di anni facesse la differenza .
Abbiamo ancora religioni che esaltano la crescita demografica come se vivessimo nel 1700 quando in tutta l'Europa vivevano si e no 120 milioni di abitanti ( ora solo l'Italia ne conta oltre 60 milioni ) , mentre dovremmo batterci per una progressiva riduzione delle nascite a livello mondiale, che sono la causa principale di tragiche emigrazioni e di un esasperato bisogno di risorse alimentari e non . Siamo diventati le cavallette della Terra e tutti sanno che fine fanno le cavallette .
Cio' sta' gia' provocando fenomeni di accaparramento a cui non sono estrenee le guerre finanziarie che speculano sulla poverta' e creano divaricazioni sempre piu' grandi tra ricchi sempre piu' ricchi e apparentemente piu' al sicuro e poveri sempre piu' poveri da sacrificare alle grandi crisi ambientali e alimentari che verranno .
Eppure al vertice dei nostri pensieri e di quelli dei nostri amministratori vi e' ancora il PIL , la crescita, l'economia e non la salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo e contestualmente la salvaguardia delle generazioni presenti e prossime .
Eppure tutti siamo serissimi quando eminenti professori o economisti parlano che bisogna continuare a promuovere la crescita in un pianeta confinato dallo spazio dell'universo , uno spazio che solo alcune navicelle spaziali e diversi satelliti hanno varcato alla ricerca di possibili quanto lontani segnali di vita elementare .
Posto che siamo ben lontani dalla ipotesi di colonizzare altri pianeti dove allo stato delle attuali conoscenze la vita di tipo terrestre non e' nemmeno lontanamente pensabile, rimane il fatto che ci rimangono pochi lustri per risolvere i gravi probblemi che la terra sta' vivendo a causa della presenza esorbitante dell'uomo .
Non a caso questa era e' definita dagli studiosi " antropocene " cioe' era dell'uomo sapiens . Sul "sapiens" dovremmo cominciare a nutrire dei dubbi vista la vocazione al suicidio che anima questa umanita' nella sua cieca corsa verso un'espansione delirante .
Sono stati necessari milioni di anni perche' l'uomo evolvesse allo stadio che oggi conosciamo e in meno di 2 secoli siamo riusciti a dilapidare larga parte di tutte le risorse che la natura ha creato in intere ere geologiche. Non solo i potenti della terra , ma anche la gente comune e' sempre stata sorda e assente rispetto ai numerosi appelli che dagli anni sessanta si sono susseguiti per metterci in allerta rispetto al progressivo incremento demografico che oggi ha raggiunto l'astronomica cifra di 7 miliardi di individui in pochissini decenni e al conseguente consumo di materie prime non rinnovabili come il petrolio e i minerali estratti dalle miniere e di cui non potremmo piu' approvigionarci una volta esaurite .
Gia' nel 1972 con un libro che fu una pietra miliare nella denuncia dei limiti imposti dalla rivoluzione industriale che si intitolava appunto " I limiti della crescita" si annunciavano le conseguenze di una crescita progressiva e continua in una realta', quella del pianeta in cui viviamo, che essendo per sua natura limitato non avrebbe potuto sopportare tali incrementi senza arrivare al collasso .
A questo libro altri ne seguirono supportati da studi di eminenti studiosi se non dalla logica elementare che qualsiasi persona di buon senso puo' da se ben immaginare . Eppure si continua a credere o voler far credere che l'elefante possa stare in un bicchiere , magari senza romperlo e questo senza nemmeno proporsi come il mago David Copperfield .
Questa cecita' , da qualcuno voluta, da molti vissuta per un inconscio rifiuto di misurarsi con la realta' , ha messo sempre piu' a rischio l'umanita' impedendo di fatto di mettere in atto le misure di salvataggio che potevano rallentare la caduta verticale verso la quale l'homo ex sapiens sta' quasi allegramente avvicinandosi .
Anziche' prendere misure per una decrescita sopportabile si continua semplicemente a tacciare di catastrofismo chi parla di questi eventi accusando il dito che indica la luna anzichè guardare in faccia la realta' , al limite si discute sul quando ci troveremo , ad esempio, senza petrolio come se 30 anni di piu' o 30 anni di meno su un elemento che e' stato immagazzinato nelle viscere della terra in milioni di anni facesse la differenza .
Abbiamo ancora religioni che esaltano la crescita demografica come se vivessimo nel 1700 quando in tutta l'Europa vivevano si e no 120 milioni di abitanti ( ora solo l'Italia ne conta oltre 60 milioni ) , mentre dovremmo batterci per una progressiva riduzione delle nascite a livello mondiale, che sono la causa principale di tragiche emigrazioni e di un esasperato bisogno di risorse alimentari e non . Siamo diventati le cavallette della Terra e tutti sanno che fine fanno le cavallette .
Cio' sta' gia' provocando fenomeni di accaparramento a cui non sono estrenee le guerre finanziarie che speculano sulla poverta' e creano divaricazioni sempre piu' grandi tra ricchi sempre piu' ricchi e apparentemente piu' al sicuro e poveri sempre piu' poveri da sacrificare alle grandi crisi ambientali e alimentari che verranno .
Eppure al vertice dei nostri pensieri e di quelli dei nostri amministratori vi e' ancora il PIL , la crescita, l'economia e non la salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo e contestualmente la salvaguardia delle generazioni presenti e prossime .
Ubicazione:
Via Governolo, 28, 10128 Torino, Italia
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